Ci si può innamorare di un colore?
Quest’anno mi sono fissata:
L’affollamento di turisti in centro città indica senza nessun dubbio che è iniziata la stagione estiva.
E, nostante il posizionamento in mezzo alla pianura padana, è nei paesi dotati di spiaggia che si aprono gli hotel, che i tedeschi tentano i primi bagni e che si inaugurano i locali notturni. Fino a settembre saranno code per riuscire a raggiungere i locali più in.
Il passaparola decreta il successo o meno di un locale, indipendentemente dalla posizione e dalla dotazione. Quest’anno la proposta più diffusa è il dinner+disco.
Paghi per mangiare e poi vai in pista a smaltire il cibo non sempre adeguto che viene servito.
E il tavolo dove hai mangiato diventa piano di appoggio per piedi sconosciuti.
Senza arrivare alle follie di certe riviere marine, lo struscio nelle vie diventa quasi una fatica, tutti tesi a cercare il conoscente da salutare e poi aspettare che sia lui a salutare. E’ tutto un sussegguirsi di occhiate, un ricerca senza fine che arriva ai massimi livelli quando si finge l’incontro occasionale nel locale prescelto.
Ad ogni ora della notte si trova gente, si trova un posto dove andare.
Quest’anno voglio cominciare con l’arancione.
Il biglietto aereo è stato prenotato.
Il passaporto è stato aggiornato.
I giorni sono pianificati.
MANCA SOLO UN MESE!

Non ho mai scritto recensioni. Non penso di essere capace. Ma questo libro mi ha veramente colpito.
La scrittrice è al suo terzo libro. E, come dice la sopracopertina, scrive un genere insolito per una giovane scrittrice italiana, perchè “Non mi uccidere” parla di zombie antropofagi. Ma parla anche di amore. L’amore tra due persone che si promettono di non lasciarsi mai. E lei rispetta il patto. Esce dalla tomba e comincia a vagare. E a mangiare.
Tutto questo in una zona ben specifica. I boschi dell’Umbria. Perugia, Foligno, il parco del monte Subasio. La superstrada E45 fino al bivio per Orte e all’innesto con la A1.
Ho letto il libro, più di 400 pagine, tra una sera e la mattina seguente. Incapace di fermarmi. Presa dall’atmosfera gotica che permea il libro. Non è splatter, Chiara non descrive minuziosamente i dettagli, imprime nella mente l’atmosfera. Sembra di stare in una specie di sogno, i contorni delle azioni sono sfumati.
Sicuramente una scrittrice da seguire, comprerò i sui primi due libri:
“La casa della festa” e “I bambini sono tornati”.
Lo stravolgimento di colori è dovuto ad un aggiornamento di Wordpress…
Meglio così, volevo ripensare i colori del template. Per ora resta così, che devo capire cosa fare.
You crawled away from me.
Slipped away from me.
I tried to keep ahold,
but there was nothing I could say.
You slid and crept away
and there was nothing I could say.
So what you’re trying to say
is you don’t wanna play.
But what you want and what you need
doesn’t mean fuck to me.
Because I can see your back is turning.
If I could I’d stick the knife in.
This is love.
This is my love for you.
Get up.
Now.
Say you won’t go.
Ascoltare E. mentre mi racconta della sua vita di coppia mi riporta violentemente indietro nel tempo. Sembra di sentir parlare me alle mie amiche. Le stesse recriminazioni, gli stessi pensieri. La stessa voglia di evadere da una routine opprimente. E in più; una figlia che cresce. E un marito.
Sarà l’età che ci ha portato a non essere più così tolleranti verso le mancanze altrui?
Dopo anni (ormai) di matrimonio si ritrova ad un punto morto. Non più disponibile ad accettare passivamente il comportamento del marito e a fare la brava moglie a casa ad aspettarlo.
Non è facile dare dei consigli. Tutto quello che posso fare e stare ad ascoltarla e darle indicazioni sul modo in cui io ho passato la crisi. Ma per lei non ci sono quelle cose che portano la valutazione tra i pro e i contro in positivo.
Avevo notato l’estate scorsa, in una delle rare volte in cui ci siamo incontrate con i rispettivi, che non aveva più la verve di un tempo e avevo provato a scuoterla un po’, memore della mia apatia appena superata, ma senza successo.
E’ proprio vero, bisogna arrivare fino in fondo per capire che bisogna risalire. E bisogna provarlo sulla propria pelle. E sentire quella necessità di fuga.
Qualche ora fuori dagli schemi della propria vita. E basta una cena e un incontro con amici in un locale in centro per far rifiorire una persona. Almeno per quel poco.
Ad un certo punto torna a galla la realtà. La figlia deve essere riportata a casa. Il marito, capito di essere arrivato al capolinea richiede la presenza. Ma non trova tolleranza.
E se volessi cambiare nick?
Non voglio tornare ad usare il diminutivo del mio nome, ma forse emptyspiral non sono più io.
Emptyspiral nasce dopo la creazione di mio primo blog. E’ un tributo ai Lacuna Coil e una descrizione di come mi sentivo allora. L’alter ego di me stessa. Di allora. Ma non più il mio alter ego.
Quello che chiedo è una descrizione di come mi si vede dall’altra parte. Cosa sono per gli altri. Niente di profondo, solo poche parole.
Giovy mi ci ha fatto pensare…
Ieri sera cambiando canale sono passata per caso per il canale 109 di Sky.
C’era la fine di un programma che si chiama “10 anni più giovane in 10 giorni”, con due sorelle, di cui una quasi mia coetanea… E la Stefanenko (anche lei quasi mia coetanea - putroppo per me!) che si portava in giro queste tizie per la galleria di Milano, chiedendo quanti anni dimostrassero, dopo un trattamento di 10 giorni per rinfrescarne un po’ il look.
E ho pensato che se mi vestissi con quello che hanno messo alla tizia me ne darebbero 10 di più di anni…
C’è stato un periodo della mia vita, qualche anno fa, in cui ho pensato che era ora di cominciare a pensare di non essere più considerata una ragazza, ma una signora. Quando hanno cominiciato a darmi del lei nei negozi, quando ho cominciato a vedere i trenta che si avvicinavano.
Ho comprato dei tailleur, delle giacche, dei pantaloni eleganti. Sono ancora appesi nell’armadio. Non ho il coraggio di buttarli, penso che magari mi possono servire per qualche cerimonia, non ricordandomi, in quel momento, che sicuramente mi comprerò qualcosa di meno formale quando sopraggiungerà l’occasione.
Amo i tacchi alti, ma sotto i miei jeans con l’orlo tagliato e i fili penzolanti. Amo le minigonne, specie quelle che fanno un po’ teenager giapponese. Amo i miei anfibi, ormai consumati. Amo il nero un po’ darkeggiante. Amo le forme particolari, le giacche striminzite, i pantaloni cargo. Amo la vita bassa e le magliette corte. Amo i top scollati, che mettono in evidenza la mia dote migliore. Amo le sneakers, ogni anno ne compro di nuove per mettere in soffitta quelle dell’anno prima. Amo le linee essenziali, niente fiori o pizzi per me, neanche nella biancheria intima. Amo comprare borse folli e le prime scarpe quando cambia la moda. Amo farmi i codini invece della coda.
Come potrei mai tornare a vestirmi con quella grisaglia del mio tailleur? Con le scarpe basse con i lacci e la camicia sotto?
Per fortuna nel mio ufficio quasi tutti vestono in jeans, non esiste l’obbligo di un abbigliamento business, anche perchè la maggior parte di noi non vede nessuno durante il giorno a parte i colleghi stessi.
Sono una signora? No, decisamente no. Sono volgare. No, non mi sembra. Mi trucco leggermente ed ho un taglio di capelli che non si nota molto.Sono in pace con il mio aspetto. Si, dopo molti anni, finalmente, da qualche tempo lo sono.
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