May 18, 2005

Carrello

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Stamattina sembrava che stessi male. Ma forse era solo suggestione dopo una notte passata con uno pieno di bacilli. In effetti il termometro non arriva ai 36°, indice che la mia temperatura corporea è normale. Ce ne vuole a dire che io sia un individuo a sangue caldo. Al massimo tiepidino…
Il problema è che, visto che l’uomo dall’alto dei suoi 37,2° sembra ormai moribondo, stasera mi toccherà andare da sola a fare la spesa. Ed è una cosa che odio.
Magari è anche divertente andare su e giù per le corsie dell’ipermercato comprando un sacco di stronzate inutili, ma sono i sacchetti da portare a casa che mi danno l’orticaria. E trascinare il carrello…
In effetti nella spesa l’utilità dell’uomo è ai suoi massimi. Trascina il carrello mentre io passo da una corsia e l’altra, e lista della spesa sul palmare, spunto ogni articolo che recupero. Ogni tanto tenta la fuga e mi ritrovo in mezzo alla corsia con le braccia cariche di passata di pomodoro e nessun posto dove appoggiarla. Alla fine mi resta bloccato davanti al banco delle insalate pronte cercando con rigore scientifico la meno costosa con la scadenza più alta. Davanti alle casse recupera gli innumerevoli sacchetti di stoffa predisposti e comincia a raccogliere tutto quello che la cassiera lancia con malagrazia. Il carrello finisce la corsa vicino all’auto e mentre si caricano i sacchetti tenta la fuga verso l’auto più vicina (le strade sono sempre in discesa nei parcheggi dei centri commerciali).
Arrivati a casa è lui che si carica le spalle degli stessi sacchetti che ha riempito, sopportando pesi peggiori di quelli presenti in una palestra e si fa due piani di scale, dal garage fino a casa.

Ora, stasera comprerò il minimo indispensabile, cercando di calcolare il massimo sopportabile da due sacchetti di plastica sponsorizzati dall’iper e sopratutto dalle mie braccia.

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