June 20, 2005

Non è mai Surplus

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Giovy mi da lo spunto per parlare di shopping.
Mi sento presa in causa perchè è qualche giorno che sto cercando un paio di pantaloni da intercambiare alle innumerevoli paia di jeans che porto sia in ufficio che fuori. E sto battendo a tappeto tutti i miei fornitori abituali senza trovare niente di mio gradimento.
Sabato, in un pomeriggio solitario (l’uomo non gradisce il giro dei negozi ed era comunque affacendato in faccende diverse) mi sono fatta il giro che resta vicino a casa, senza andare in città, ma solo alla cittadina e dintorni. La cittadina è un bel posto, con il suo castello scaligero piazzato in posizione strategica e un corso principale, che anche se non pedonale ha la sua varietà di negozi. In uno dei negozi (uno dei miei preferiti, ma forse dovrò cominciare a cambiare idea) trovo una commessa che non mi fa neanche dare un’occhiata in giro, ma comincia subito a mostrarmi la sua idea di pinocchietto (orrido nome per un pantalone al polpaccio) . Io non sono una stanga, sono giusta giusta nell’altezza media nazionale e anche se non posso dire di essere grassa sono una persona formosa e soprattutto non ho delle gambe chiometriche.
Come può pretendere la commessa di dire che con un pantalone che sta comunque ampio e che soprattutto svasa in fondo, che mi sta bene. Sembrava mi avessero messo davanti ad uno di quegli specchi da luna park. Mi tagliava le gambe in una maniera spaventosa. Ma secondo lei quello era il modello per me. Allora, capisco che la commessa non aveva un gra fisico e che soprattutto aveva un paio di pantaloni che le stavano da cani, ma non per questo si deve vendicare sulle clienti.
Dopo essere fuggita in un momento di distrazione della commessa ho riparato al centro commerciale che sta vicino, dove c’è un Magazzini Pellizzari, ben conosciuto nel nord est.
Un posto in cui ci si può aggirare tra i vari tipi di abbigliamento senza avere il fiato sul collo delle commesse. E che tiene parecchie delle marche che prediligo. Vado nel settore di una di queste e orrore, trovo i pantaloni che avevo comprato la stagione scorsa (e che ho praticamente sciolto utilizzando un ferro da stiro troppo caldo) allo stesso prezzo di un anno fa. Non è molto bello soprattutto perchè il costo dei pantaloni sfiorava la 3 cifre. Questo mi pare fare un po’ fessa la gente. Ci devo stare attenta quando ci torno.

Morale, non ho trovato i pantaloni, ma ho un bel top con reggiseno incorporato per andare in palestra. Stasera sconti Fnac per i soci, magari ci scappa anche un giro da Coin (se riesco ad addomesticare l’uomo abbastanza…).
Altrimenti ho già in programma un giro da Surplus (spaccio Diesel e varie altre) il primo weekend che si va in montagna.

Di serie A

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Sono una di quelle donne che odiano il calcio.
Non tanto per lo sport in se, quanto per fanatismo correlato che, nella mia città, spesso sfocia in episodi decisamente riprovevoli. In effetti quello che non sopporto proprio è fare dello sport una la malattia. Succede anche con altri ma, almeno dalle mie parti, spesso la cosa è correlata al calcio.
Così in questo post voglio celebrare il fatto che nella mia provincia ci sono molte squadre in serie A, una è di calcio maschile (ed è l’anima buona del nostro calcio) , una è di calcio femminile (che ha vinto lo scudetto) le altre rappresentano discipline spesso snobbate. Abbiamo una squadra di pallavolo in serie A, abbiamo una squadra di hockey su prato appena promossa in A1 e abbiamo una squadra di rugby tornata in A2 dopo decenni.
E allora perchè sulla gazzetta dello sport si sono permessi di darci dei fetentoni? Denigrare così la mia città, la mia provincia per cosa? Per una una squadra di calcio che sta in serie B?
Ma andate… ci sono tante cose belle da dire e vi attaccate a queste cose?
Sapete che vi dicono. Venite a vedere un Nabucco che fa il tutto esaurito e godetevela questa mia città e i suoi abitanti, invece di sparare a zero. Fuck you.

Update
Dopo aver letto il giornale di oggi devo aggiungere anche che le squadre di pallanuoto, maschile e femminile sono state entrambe promosse in A2. E solo per il calcio ci dobbiamo far riconoscere?

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