
Una tragedia sconvolge la vita di Marella.
E’ il padre di Alessandro, suo marito, a comunicarle la notizia distruggendo insieme al servizio di cristallo la sua sanità mentale. I loro bambini, che stavano tornando da scuola sono stati uccisi da un’auto pirata. Ma nessuno la sa descrivere.
Marella si rifugia in un buco nero da cui tenta di uscire più con il suicidio. Alessandro si rifugia nella vendetta cercando la verità anche attraverso la peggiore malavita. Fino a quando i bambini non tornano. Fantasia di Marella? Lei pensa di essere riuscita a trattenere i bambini nel momento della morte.
«Non s’era sbagliata, allora! Niente allucinazioni e visioni e sogni da disperata. La caraffa. La caraffa da acqua che aveva stretto nelle mani, per disintegrare il tempo della loro morte e trattenere quello della loro vita. I bambini stanno tornando, Alessandro, e io li sento e li vedo, perché trattengo il loro tempo. Io sono il loro tempo, quell’attimo di esistenza conficcato nella carne, allora e per sempre».
E con questo pensiero si crea una nuova vita. Isolando sempre di più il marito che continua a frequentare la classe dirigente di cui sono stati parte, nonstante le origini umili. Cercando di avere la risposta per preparare la vendetta. Ma la verità è diversa da quella che si aspettava. E Marella che sembra essere guarita sta guidando verso la sua verità.
Mi è venutra voglia di leggere gli altri libri della Palazzolo dopo Non mi uccidere. Lei ne ha scritti 3 e questo è il secondo. Probabilmente continuerò ad arriverò al primo, se riesco a trovarlo.
Non si vede in questo libro tutto l’horror che è poi scaturito in Non mi uccidere, ma l’atmosfera è la stessa. Sopratutto nel fatto che ci sono delle vite che anche dopo la morte restano sospese in un cambiamento.